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Titolo: Ritorni

Autore: non firmato (Lorenzo Gigli)

Data: 1939-11-04

Identificatore: 1939_243

Testo: Ritorni
Non tutte le novelle che compongono Il cedro del Libano di Grazia Deledda (il titolo, al solito, viene al volume da una di esse) meritavano d’essere tolte dal polveroso oblìo nelle collezioni dei fogli e delle riviste dove apparvero; ma poiché s’è creduto di farlo (l’editore è Garzanti) e poiché le novelle in parola appartengono quasi tutte, crediamo, all’ultimo periodo della attività della scrittrice sarda, quello in cui la sua collaborazione giornalistica fu abbastanza regolare e copiosa per la necessità di mantenere gl’impegni assunti, non è da rifiutare l’occasione di riprendere contatto con la narratrice dotata che la Deledda fu e di saggiare queste sue prove ultime e sciolte al paragone d’un passato ricco di risultati e di conquiste originali quale è il suo. Anche qui la Deledda che ci piace di più è quella dei miti nativi e dell’autobiografia, che valicando il ponte del tempo si ricollega al primo felice realismo de’ suoi romanzi sardi più tipici, dalla cui sostanza umana e morale il continente poi l'allontanò offrendole miraggi e suggestioni d’altre esperienze letterarie dove alla obiettivazione schietta e alla confessione si sostituirono disegni più ambiziosi e vasti nell’ordine della ricerca psicologica del problema morale e di una certa fantasia magica che svuotava i personaggi della loro naturale drammaticità per fame quasi dei simboli; mentre il nostro gusto e il nostro sentimento restavano fissi a quelle creature di carne e di spasimo del primo periodo tanto profondamente immedesimate col nudo e selvaggio ambiente da formare con esso un unico complesso fatale.
Naturalmente anche in queste novelle l’accento personale della Deledda affiora come un segno di riconoscimento; ed è particolarmente risentito nelle rappresentazioni di certi casi umani nei quali il dolore santifica la colpa e redime il peccatore, sollevandolo più alto di ogni implicito atteggiamento di polemica di fronte al problema del libero arbitrio, dalla Deledda posto costantemente sul tappeto con caratteristico semplicismo femminile. Nei momenti di dolorosa stupefazione la migliore Deledda ritorna con la sua sensibilità scoperta e con quei tremori d’anima che spesso le permettevano di intuire verità universali.
Ancora Garzanti ha rimesso in circolazione un vecchio romanzo di Matilde Serao, Vita e avventure di Riccardo Joanna (o non de Joanna come diceva, se ricordiamo bene, il titolò originale? ), pubblicato più di cinquant'anni or sono e diventato in seguito I capelli di Sansone: frutto di quell’esperienza giornalistica che la Serao compì a Roma quando, verso l’82. Gandolin l'accolse nella redazione del Capitan Fracassa. Si tratta d’uno di quei romanzi di vita vissuta, come si diceva allora, che in obbedienza alla formola naturalistica avevano qualche pretesa documentaria: d'altronde, formola a parte, il documentario è riuscito in pieno e la precisione del quadro è ammirevole; la Serao è ancora tanto distante dalla maniera quanto uno scugnizzo napoletano può esserlo da un fattorino d’albergo cosmopolita; nè l’accostamento può sembrare arbitrario se si pensi ai romanzi dell’ultimo periodo della Serao malati di psicologismo di seconda mano in ambienti assoluta-mente estranei al vero spirito della scrittrice, la quale rimase sempre segretamente fedele, ad onta delle deviazioni, a Napoli, alla piccola borghesia napoletana, agli umili drammi della sua gente, che fornirono le ali alla sua ispirazione giovanile e i temi ai racconti nei quali la Serao è veramente artista.

File: PDF, TESTO

Collezione: Diorama 04.11.39

Citazione: non firmato (Lorenzo Gigli), “Ritorni,” Diorama Letterario, ultimo accesso il 22 febbraio 2024, https://www.dioramagdp.unito.it/items/show/2660.